A me piace leggere camminando... La mia biblioteca ideale sta nella borsa che porto sulla spalla. I libri cambiano a seconda dell'umore della stagione.
Camminare leggendo sposta il peso dei passi nelle pagine del libro. E l'attenzione si fa più curiosa. Almeno così a me succede.
Leggere camminando amplifica la percezione delle cose. Malgrado la mente sia occupata dalle parole lette. A me succede così. Cominciare a camminare, prendere un libro dalla borsa, aprirlo e leggerlo, non importa se sono su un sentiero di campagna o in mezzo alla folla. Lo so che può sembrare una provocazione leggere camminando in mezzo alla gente. Ma non ho intenzione di ferire la sensibilità di nessuno.
A me succede che quando comincio a leggere, e vado sotto la superficie delle pagine, a un certo punto sprofondo ed è una specie di naufragio. Le cose allora, e le persone, cambiano forma e aspetto. Perché le vedo con gli occhi di chi, vivendo fra le pieghe delle pagine, si svela a me che sto leggendo.
Di solito succede che le cose allora mi scivolano addosso. Alcune mi attraversano, dipende dalla consistenza dell'umore della lettura. Mi piace quando le cose mi attraversano. Siccome il tempo scorre più lentamente quando leggo camminando, le sento oltrepassare la soglia dei vestiti fino a toccare la pelle. Qui la faccenda si fa più complessa perché l'osmosi con le cose richiede un'accettazione del pericolo che le cose si portano sempre dietro. Bisogna accettare il pericolo. Non avere paura. E allora si fanno strada, e quando bucano la pelle è come sentire un aria sottile che fa tremare dolcemente. E' questo che accade ogni volta che vedo lei. Un'aria sottile e un tremolio di tutte le cose, dei pensieri, della luce, dei profumi. Come una vibrazione, ma senza suono.
Quando le cose escono, si lasciano dentro qualcosa di me. Ed io le possiedo tutte, per sempre. Sedimentano e maturano. Possedere significa essere posseduti. Sempre. Per questo non bisogna avere paura. Sennò le cose mi sfiorano semplicemente, e non mi passano dentro lasciando qualcosa.
Così nel momento in cui ho deciso che non avevo paura di lei, ha cominciato lei pure ad attraversarmi. E a lasciarsi dentro di me.
Ieri, quando mi è passata dentro, stavo leggendo. Mi è restato il suo nuovo taglio di capelli, la sua schiena da maschio, quel suo modo di guardarsi intorno come se avesse paura di disturbare.
Anche queste cose hanno messo radici. Le lascio sedimentare. In autunno saranno mature.